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Egomass

Egomass
TOTAL FUCKING SBRENCH
FORMATO: CD
NAZIONE: nooo
GENERE: progressive thrash
FORMAZIONE: Athanor - drums
Paolo Lubinu - Guitars
Luca Pintore - Vocals
Antonio Mulas - Bass


Ed ecco un’altra intervista, questa volta fatta ad Athanor e Paolo Lubinu degli Egomass, gruppo sardo veramente solido.

1. Salve ragazzi innanzitutto presentatevi al vostro pubblico.
A. Ciao a tutti noi siamo gli Egomass, alla voce c’è Luca Pintore, Paolo Lubinu alla chitarra, Antonio Mulas al basso e il sottoscritto Athanor alla batteria. La nostra storia è lunga e travagliata, ci siamo formati nel 1996. Il nostro genere è una sorta di thrash progressivo.

2. Chi ha scelto il nome e soprattutto che significa?
P. Il nome Egomass è nato da una mia idea, Egomass significa conflitto, contraddizione tra l’individuo e la massa. Questa contraddizione è interna allo stesso individuo. Ognuno di noi è fatto di elementi di massa imprescindibili, e per quanto ci si sforzi di negarlo, ogni ego è una costruzione. Così sviluppi una repulsione verso tutto ciò che è massificante, verso tutti i fantasmi che ti sono stati imposti. Combatti l’ego distruggendo ciò che in te è massa. Ma presto ti rendi conto che a forza di distruggere, di te rimane ben poco e sviluppi una nuova consapevolezza, egomass appunto: sai di essere uno e molteplice, corri all’infinito in questa ruota esistenziale in cui non c’è una netta separazione tra Ego e Mass.

3. Durante il songwriting a cosa vi ispirate? Insomma come nasce una vostra canzone?
A. Le nostre canzoni nascono solitamente da un piccolo spunto che può essere un pattern di batteria o un riff di chitarra. Questo spunto per noi è come il titolo di un tema, quindi lavoriamo poi alla stesura di riff e pattern adatti a questo “impulso”. A scheletro ultimato aggiungiamo poi la partitura del basso che nei nostri pezzi è suonato diciamo in maniera metal tradizionale, fa un lavoro notevole andando a volte a reggere la sezione ritmica, altre volte le strutture di chitarra, altre volte ancora è indipendente dalle ritmiche e dalle strutture armoniche rimanendo comunque nel groove che si sta eseguendo. Quando la parte strumentale è ultimata Luca lavora sui testi e le metriche da cantare e il gioco è fatto.

4. A cosa è dovuto il cantato in italiano?
P.         Cantiamo in italiano perché abbiamo l’esigenza di comunicare le nostre idee senza mediazioni. E poi mentre suoni l’emozione è tutt’altra. Cantiamo come parliamo e pensiamo. C’è Luca che è un vero talento nell’adattare i testi alla musica, in inglese non sarebbe la stessa cosa, sarebbe una forzatura. D’accordo che nel meta più che in altri generi la tradizione è quella di cantare in inglese, ma noi non amiamo le tradizioni. Qualcuno ogni tanto ci dice che sarebbe problematico cantare in italiano all’estero, è un’obiezione che trovo semplicemente ridicola. Dietro certe frasi si nasconde un conformismo che non ha nulla a che fare con la cultura metal. Facciamo quello che facciamo in funzione della nostra passione per la musica, non in funzione di ciò che si aspettano gli altri.

5. Ho visto già parecchi dei vostri concerti ed ogni volta si scatena una bolgia, è stato faticoso raggiungere questo seguito?
A. Davvero??? Io non me ne sono mai accorto che si scatenassero bolgie!!! Purtroppo la mia selva di piatti mi copre la visuale dappertutto!!! AHAHAH!!

6. So che siete in studio per la registrazione del vostro primo album, per quando è prevista l’uscita?
A. Si stiamo lavorando all’album con Andrea Giribaldi e Chris Scarponi (fonico dei Necrodeath) alla console. Penso si dovrà attendere ancora qualche mese.

7. I vostri progetti per il futuro?
A. Beh, supportare l’album, fare concerti e comporre nuovi pezzi come tutte le bands!

8. Cosa pensate della scena dell’underground italiano?
P.         Le bands non mancano di sicuro, specialmente in campo estremo direi che non ci si può lamentare. Parlando ora dell’ambiente sassarese ci si conosce un po’ tutti e ti dico che qualcosa si sta muovendo, in particolare si è creata un’atmosfera d’amicizia, o comunque rispetto tra i gruppi che sono sicuro, avrà conseguenze positive. Da qualche tempo le collaborazioni si stanno spingendo a livelli sempre più alti, gli spazi non mancano e il pubblico metal è una figata, il resto dipende da noi. Dobbiamo riuscire ad estendere  le collaborazioni a tutte le band sarde e non solo. Soltanto la collaborazione tra i gruppi può emancipare la scena musicale, facci caso, dove c’è competizione non c’è una vera scena, se si collabora seriamente possiamo fissare degli standard, delle condizioni minime che tengano conto di tutte le esigenze che le bands hanno. Risultato? Più mezzi, più possibilità, più qualità.

9. Un augurio per il futuro?
A. Un augurio??? Beh la salute sempre e innanzitutto e la tranquillità a livello mentale che sono fondamentali per il buon funzionamento di una band! È un augurio per noi stessi e per le altre bands.

10. E ora siamo ai saluti, vi ringrazio per l’intervista e soprattutto continuate così.
Vorremmo ringraziarvi per l’interessamento, salutiamo tutte le persone che ci supportano, le bands con cui abbiamo suonato e suoneremo!
EVVRIBBADI ROC EN ROLL!!!! TOTAL FUCKING SBRENCH!


INTERVISTA DI: harlequin
Egomass

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